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(Traduzione per i NON rocchesi) LA POLENTA Un'ora prima di cena attaccava il paiolo alla catena appoggiava il ginocchio sul "cop" la "rezdora" e mescolava per circa un'ora. Quando la polenta era sul tagliere il bimbo diceva: "Ma l'abbiam mangiata anche ieri!" "Ringrazia ben Cristo caro figlio mio, e mangia anche la crosta attaccata al paiolo!" Adesso che son cambiati il portafoglio e la testa quando c'è la polenta sembra una festa: sarà perchè si cuoce in una pentola e se ti va grassa te ne toccano due fette A Rocca se dici polenta dici TUBI, l'uomo che non dice mai "en gh'ì dòbe!", ovvero il più grande polentaio dell'Appennino. Sbirciando tra le foto di www.roccamalatina.com lo troverete, sempre intento a mescolare il prezioso contenuto del caro paiolo. Piatto prettamente invernale, da noi la polenta va tutto l'anno, anche per Ferragosto! Servita con ragù di salsiccia e una montagna di parmigiano grattugiato, poi accompagnata da qualche bicchiere di vino, di quello buono, conquista i palati di tutti, anche di quelli che fino a due minuti prima erano a dieta!
LA PULENTA Un’ora préma d’andè a zena L’atachèva è paröl à la cadena L’apugèva al znoc contr’è cop la rezdora I la mesdeva per circa un’ora. I quènt la pulenta l’era in t’al taiér Al dgiva al cin: “Mu a l’aven mangià ench’er!” “Ringrazia ben Crest, chèr è mi fiöl, i mangia la grosta d’atac è paröl!” Ades ch’i en cambià è portafòi i la testa Quent egh’ì la pulenta la pèr una festa: u sra perchè la s’cös int al parlett i s’la t’va ben al t’in tòca dó fett.
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